Non mi dispiacciono affatto i film di fuga dalle prigioni (mi devo ancora vedere invece il telefilm "Prison Break"). Forse il mio preferito è "Le ali della libertà", dolcissimo e impeccabile. Mi diverto a vedere cosa si inventeranno i protagonisti. Un po' lo stesso effetto dei film sui ladri che commettono grossi furti, ma con in più spesso una componente di commozione e di riflessione sulla giustizia reale e quella da tribunale, sulle condizioni dei carcerati, sulla differenza tra punizione e riabilitazione, sui diritti di un uomo, su quanto si possa cambiare nella vita col passare del tempo e delle esperienze, sul potere decisionale sulla libertà e la vita di un'altro essere umano e così via. Quando poi un film è costruito bene, anche se in modo un po' confusionario, in maniera insolita, ha un finale a sorpresa, anche se non del tutto originale, ed un cast di buoni attori (il protagonista a tratti ricorda il Marlon Brando della vecchiaia e Joseph Finnes ha l'espressività giusta) l'intrattenimento è assicurato. In questo caso l'unica perplessità mi rimane sul titolo: "Prison Escape" con mia sorpresa è la traduzione italiana, o meglio per il pubblico italiano dell'originale "The Escapist". E' vero che esisteva già un "Il Fuggitivo", ma se dovevano lasciarlo in inglese allora io tra i due preferisco l'originale, magari con un sottotitolo in italiano..
domenica 15 novembre 2009
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